Informazioni editorialiIl Trans-Design non è un tema riconoscibile o un indirizzo creativo che si vuole descrivere con i consueti criteri storiografici. È l’hardware del nuovo progetto di design, la sede genetica di tutti i ripensamenti e le trasformazioni identitarie che interessano la nuova generazione degli artefatti. A un paesaggio artificiale sfumato, fluido, contraddittorio e imprevedibile, si fa corrispondere un discorso che abbia poco da spartire con le categorie del pensiero analitico. Anche se talvolta si scorgono alcuni irrigidimenti epistemologici – che riteniamo siano, almeno in questa fase, inevitabili per un’efficace messa a fuoco di questo nuovo argomento – questo libro rappresenta, nella realtà, il lancio di un dibattito nuovo e alternativo a quelli correnti.
E si teorizza il Trans-Design, senza classificarlo e chiuderlo come specchio prismatico della nostra cultura, che è inafferrabile, nomade, metamorfica e flessibile. Proponiamo un testo “aperto” che racconta gli ibridi contemporanei come causa ed effetto del Trans-Design, che germina in una cultura trasversale e interdisciplinare, con l’obiettivo di cogliere il progetto della bellezza in chiave cosmopolita e globale.
L’obiettivo di questo lavoro è quello di indagare sui processi culturali e creativi che, negli anni più recenti, hanno portato a una profonda trasformazione del modo di fare design. E non sono state compiute delimitazioni tipologiche, merceologiche o settoriali: sarebbe stato il primo paradosso, visto che la trasversalità viene qui riconosciuta come uno dei veri momenti di sviluppo, in cui il design opera nuove sintesi tra tecnologie, linguaggi e comportamenti.
La transumanza e la complessità del design contemporaneo mette in proscrizione gli arcaici dettati fissisti e seriali, che fanno della ripetizione e della simmetria i propri principi ordinatori. L’identità del prodotto del XXI secolo si fonda sulla pratica della contaminazione, della mutazione e dell’ibrido; ma anche della disarticolazione sintattica, dello smontaggio e del riassemblaggio.
La negazione dei modelli porta a nuove ipotesi di ambiente e di individuo tecnico. È soprattutto quest’ultimo a dimostrare un profilo dissidente e sovversivo: spesso, nonostante la chiarezza del briefing progettuale, l’esito disegnativo non è per nulla scontato o coerente con le formulazioni di partenza. Il vastissimo universo del progetto di design riconosce oggi nella mutazione il motore della trans-formazione tipologica e di nuove avventure morfo-funzionali.
Gli autoriGianluca SgalippaGianluca Sgalippa, architetto, libero docente presso vari istituti universitari (Facoltà del Design del Politecnico di Milano, Istituto Europeo di Design e Istituto Marangoni), affianca l’attività di saggista e di critico a quella di designer (interior, prodotto, lighting, allestimenti, grafica, arredo urbano, ecc.). Progetti e realizzazioni a sua firma sono recensiti da numerose riviste di settore.
È attualmente direttore scientifico della rivista
BagnoDesign(Tecniche Nuove).
Visita il suo nuovo sito:
www.sgalippa.it Jacqueline CeresoliJacqueline Ceresoli (Cannes, Francia, 1965), storico e critico d’arte, ha conseguito la laurea in Lettere Moderne nel 1991 presso l’Università Statale di Milano, dove nel 1998 si è specializzata in Archeologia Industriale. Tiene numerosi insegnamenti presso importanti scuole milanesi. Pubblica saggi sulla lettura interdisciplinare delle arti visive contemporanee e tiene conferenze in diversi istituti nazionali e promuove mostre in spazi pubblici e privati.
Fra i libri pubblicati, si ricordano Password (1997); La nuova scena urbana. Cittàstrattismo e urban art (2005). Nel 2000 è stata co-curatrice del volume Ibridazioni. Nuovi territori della scienza e della tecnica, dell’arte, della mente.
Collabora assiduamente con importanti riviste d’arte e di cultura del progetto, tra cui Arte, L’Arca, Stile Arte, BagnoDesign e Flash Art.